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Covid, la situazione a Gaza

Ministry of Health Gaza – updated 26 August 2020
*🇵🇸Palestinian MOH-Gaza*
26- 8-2020  1:00PM
*💫Coronavirous daily updates in Gaza strip.*
👉🏻 Returnees to quarantine 2275 in different centres.
👉🏻125 total confirmed cases.
👉🏻72 recovered  cases.
👉🏻Confirmed  cases 51
  *14   new cases discovered withithin community
 *37 cases among returnees from out side Gaza.
👉🏻Death  2.
في ثلاثاء، ٢٥ آب، ٢٠٢٠ في ٢:٤٥ م،
*CIR urges international community to help Gaza survive impending disaster*
Council on International Relations – Palestine urged the international community to urgently help the Gaza Strip survive an impending disaster, after cases of Coronavirus registered for the first time among the community.
The Council said in a statement issued, Wednesday, that the crime of the strict Israeli siege imposed on Gaza for 14 years destroyed the health and service sectors, leading to a serious disaster.
The CIR called on international institutions to speed up the rescue and help the Strip with the supplies necessary to face the crisis in light of the crumbling health system due to the Israeli siege.
The Council called on the international community to put pressure on the Israeli occupation to lift this siege, especially in these critical circumstances that the Strip is going through, and to shoulder its responsibility towards the area it occupies.
“We warn of the consequences of the spread of the virus in the Gaza Strip, and hold the Israeli occupation fully responsible for any catastrophe that afflicts the Gaza Strip”, the Council warned.
The Ministry of Health in the besieged Gaza Strip on Monday registered cases from the coronavirus pandemic for the first time among the community. The authorities in the enclave imposed a two-day lockdown as part of measures to stem the virus spread.

Lettera al ministero degli Esteri italiano

Al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana

all’attenzione:

  • del Ministro Luigi Di Maio

  • delle Vice Ministre Emanuela Claudia Del Re e Marina Sereni

  • dei Sottosegretari Manlio Di Stefano, Ricardo Antonio Merlo e Ivan Scalfarotto

e p.c.

Al presidente del Consiglio Giuseppe Conte

26 agosto, 2020

Gentilissimi/e,

Siamo associazioni coinvolte da anni nella solidarietà internazionale, in particolare verso il popolo palestinese. Il nostro lavoro volontario è rivolto a sostenere i diritti della popolazione palestinese: vita materiale, salute fisica e mentale e istruzione/cultura in Palestina. Conosciamo quindi abbastanza bene la situazione in quella terra e di quella popolazione e gli eventi della storia recente.

Vi scriviamo dopo aver letto il comunicato della Farnesina del 14 agosto (1) sulla normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti e sulla “sospensione” dell’applicazione della sovranità dello Stato Israeliano su territori occupati illegittimamente ed illegalmente, un comunicato in cui si auspica che ciò serva a riaprire un dialogo Israelo-Palestinese per la soluzione genericamente detta di “due stati”.

Vorremmo che finalmente si uscisse dalla vaghezza sulla questione, e si smettesse solo di invocare una soluzione impossibile nello status quo sul terreno, vorremmo che si tenesse conto che dopo 27 anni di “dialogo” la persistente occupazione ha creato una situazione in cui i territori della Cisgiordania e Gaza, sono stati definitivamente separati con muri e barriere in modo che non ci possa essere né continuità territoriale né movimenti di persone o cose, se non in casi molto rari.

Oggi, lo stato israeliano non riconosce le sue frontiere e continua ad occupare porzioni crescenti di territorio palestinese. All’interno della Cisgiordania occupata, sono stati incuneati innumerevoli insediamenti illegali, 700.000 coloni e strade ad essi riservate, creando una situazione per cui neanche la Cisgiordania stessa ha continuità territoriale ma risulta frammentata in zone, circondate da muro e/o interrotte da territorio “riservato e militarizzato”.

Gerusalemme Est è soggetta a demolizioni di case palestinesi ed è isolata dalla Cisgiordania, e persino la possibilità di accedere alla moschea di Al Aqsa non è garantita.

In Cisgiordania si sono rese più frequenti demolizioni di case e micro e macro spostamenti forzati di palestinesi avvengono quotidianamente; cosi anche. le incursioni militari con abusi su civili, e lo spostamento illegale, compreso di bambini e donne, nelle prigioni israeliane dove sono incarcerati e spesso abusati fisicamente e psicologicamente, per lo più spesso senza imputazioni (detenzioni amministrative). Interi villaggi sono sotto minaccia da parte di coloni armati, che occupano, bruciano alberi e picchiano quotidianamente i contadini.

Ai Palestinesi è precluso il diritto al ritorno nelle terre di origine (2).

La popolazione di Gaza, fisicamente isolata da 13 anni, e le cui strutture civili (abitazioni, scuole, ospedali, strade, fognature, sistemi idrico ed elettrico) sono state distrutte ripetutamente e ampiamente dalle operazioni militari israeliane, non ha mai potuto vivere più di qualche mese senza crisi, a causa del continuo impedimento all’ingresso di beni essenziali (medicine, gas, elettricità). Quando a Gaza la popolazione ha scelto di manifestare in massa nel 2018, abbracciando forme di resistenza pacifica per rendere nota al mondo la situazione, la risposta è stata quella di attacchi “preventivi” da parte di cecchini, che hanno provocato 278 vittime, 17.000 feriti e circa 3.000 disabili a vita; tra le vittime anche disabili senza arti, bambini, paramedici e giornalisti, tutti ben identificabili dai militari. Oggi Gaza è sempre più strettamente assediata, attualmente sotto bombardamento da giorni, sprofondata in una crisi, a cui si è aggiunta anche la pandemia. Le risposte a queste crisi sono affidate all’intervento umanitario internazionale, sottoposto anch’esso tuttavia all’arbitrio del governo israeliano che centellina anche la possibilità per bambini gravemente malati di essere sottoposti a terapie essenziali alla sopravvivenza in strutture idonee.

Tutti questi comportamenti dell’occupante sono crimini secondo la legislazione e convenzioni internazionali, tra cui crimine di apartheid, di punizione collettiva, crimini contro l’umanità, come da definizioni della legislazione internazionale e dai documenti ufficiali e report di esperti dell’ONU e delle sue Agenzie (2-5)e sono attualmente all’esame della Corte Penale Internazionale per la Palestina oltre ad essere state documentate in un gran numero di documenti dettagliati dell’ONU e di associazioni israeliane, palestinesi ed internazionali.

Il fatto che questi crimini avvengano quasi quotidianamente dovrebbe essere oggetto di denuncia e sanzioni da parte della comunità internazionale verso Israele, e non garantire immunità, e men che meno può dare credibilità ad un dialogo già protrattosi proditoriamente per 27 anni.

In questo preoccupante contesto, dunque, la normalizzazione dei rapporti tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, non può nascondere il permanere di uno stato di fatto che comprime pesantemente e nega i diritti dell’intero popolo palestinese e prolunga indefinitamente le condizioni di instabilità dell’intera area. Per altro la sospensione della estensione di sovranità su una consistente parte del territorio occupato illegalmente, non sta cambiando le attività di espansione sul terreno né la decisione dell’attuale governo israeliano di estendere su di esso la piena sovranità, come ha precisato subito il primo ministro Netanyahu, ma semplicemente ne rinvia l’applicazione.

Crediamo quindi che l’Italia e l’intera Europa non possano limitarsi a dichiarazioni di auspicio, o peggio di plauso, ma debbano impegnare tutto il loro peso politico, morale ed anche economico e commerciale per imporre il rispetto dei diritti dei popoli e il raggiungimento di una pace che soddisfi tali diritti e non essere acquiescenti allo status quo della occupazione e annessione.

Come cittadini/e italiani/e, attenti alle vicende del popolo palestinese, vorremmo avere la possibilità di una interlocuzione con Voi per chiedere prese di posizione concrete mirate a porre fine alle discriminazioni, agli arbitri e spesso a vere e proprie persecuzioni a danno del popolo palestinese. Analoga azione stiamo proponendo insieme alle altre Associazioni per la Poalestina componenti il Coordinamento europeo, negli altri Paesi Europei e presso le Istituzioni comunitarie, mentre iniziative simili sono intraprese a livello internazionale da numerose associazioni di ebrei.

In attesa di un vostro riscontro, che ci auguriamo sia accompagnato da una data per un appuntamento telematico, inviamo cordiali saluti

NWRG-onlus– Presidente Prof. Paola Manduca, tel 3472540531,  newweapons@libero.it ; newweapons@pec.libero.it 

Associazione giuristi democratici

Associazione Oltre il Mare

Parallelo Palestina

Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Trieste

Salaam Ragazzi dell’Olivo-Milano

  

  1. https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/accordo-di-normalizzazione-delle-relazioni-fra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html

  2. Article 13 of the Universal Declaration of Human Rightshttps://www.un.org/en/udhrbook/pdf/udhr_booklet_en_web.pdf
  3. Richard Falk’s report – Gaza 2009: the blockade constitutes a war crime of great magnitude *** UN-Truth 2010
  4. https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session44/Documents/A_HRC_44_60.pdf
  5. ESCWA report 2017- https://www.unescwa.org/publications/annual-report-2017
  6. Article II of the International Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid (1973)- https://treaties.un.org/doc/publication/unts/volume%201015/volume-1015-i-14861-english.pdf
  7. Charter of the United Nations (1945), the Universal Declaration ofHuman Rights (1948)- Charter  https://www.un.org/en/sections/un-charter/un-charter-full-text/, and the International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination (1965)- https://www.ohchr.org/en/professionalinterest/pages/cerd.aspx

To the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation of the Italian Republic

to the attention:

– by Minister Luigi Di Maio

– of the Deputy Ministers Emanuela Claudia Del Re and Marina Sereni

– of Undersecretaries Manlio Di Stefano, Ricardo Antonio Merlo and Ivan Scalfarotto

and p.c.

To the Prime Minister Giuseppe Conte

August 26, 2020

Dear / s,

We are associations involved for years in international solidarity, in particular towards the Palestinian people. Our voluntary work is aimed at supporting the rights of the Palestinian population: material life, physical and mental health and education / culture in Palestine. We therefore know quite well the situation in that land and that population and the events of recent history.

 

We are writing to you after reading the press release from the Farnesina of August 14 (1) on the normalization of relations between Israel and the United Arab Emirates and on the “suspension” of the application of the sovereignty of the Israeli state over illegitimately and illegally occupied territories, a press release in which was expressed hope that this will serve to reopen an Israeli-Palestinian dialogue for the generically called “two-state” solution.

 

We would like our Government to finally get out of the vagueness on the issue, and stop just calling for a solution impossible in the status quo on the ground; we would like it be taken into account that after 27 years of “dialogue” the persistent occupation has created a situation in which the territories of the West Bank and Gaza have been definitively separated with walls and barriers so that there can be neither territorial continuity nor movement of people or things, except in very rare cases.

 

Today, the Israeli state does not recognize its borders and continues to occupy increasing portions of Palestinian territory. Within the occupied West Bank, countless illegal settlements, 700,000 settlers and roads reserved for them have been wedged, creating a situation in which not even the West Bank itself has territorial continuity but is fragmented into areas, surrounded by walls and / or interrupted by territory ” reserved and militarized “.

East Jerusalem is subject to Palestinian house demolitions and isolated from the West Bank, and even access to the Al Aqsa mosque is not guaranteed.

House demolitions have become more frequent in the West Bank and forced micro and macro displacements of Palestinians occur daily; so too. military incursions involving civilian abuse, and the illegal movement, including of children and women, into Israeli prisons where they are incarcerated and often physically and psychologically abused, mostly often without charges (administrative detentions). Whole villages are under threat from armed settlers, who occupy, burn trees and beat farmers daily.

Palestinians are denied the right to return to their lands of origin (2).

The population of Gaza, physically isolated for 13 years, and whose civilian structures (homes, schools, hospitals, roads, sewers, water and electricity systems) have been repeatedly and extensively destroyed by Israeli military operations, have never been able to live longer than a few months without a crisis, due to the continuous impediment of entry of essential goods (medicines, gas, electricity). When in Gaza the population chose to demonstrate en masse in 2018, embracing forms of peaceful resistance to make the situation known to the world, the response was that of “preemptive” attacks by snipers, which resulted in 278 victims, 17,000 injured and about 3,000 disabled for life; among the victims also disabled people without limbs, children, paramedics and journalists, all easily identifiable by the Israeli military. Today Gaza is increasingly tightly besieged, currently under bombardment for days, plunged into a crisis, to which the pandemic has also been added. The responses to these crises are entrusted to international humanitarian intervention, which is also subjected to the will of the Israeli government, which also sips the possibility for seriously ill children to be subjected to essential therapies for survival in suitable structures.

All these occupier behaviors are crimes under international law and conventions, including apartheid crime, collective punishment, crimes against humanity, as per definitions of international law and official documents and expert reports of the UN and the its Agencies (2-5) and are currently under consideration by the International Criminal Court for Palestine as well as having been documented in a large number of detailed documents of the UN and of Israeli, Palestinian and international associations.

The fact that these crimes occur almost daily should be subject to denunciation and sanctions by the international community against Israel, and not guarantee immunity, let alone give credibility to a dialogue that has already lasted treacherously for 27 years.

In this worrying context, therefore, the normalization of relations between Israel and the United Arab Emirates cannot hide the persistence of a de facto state that heavily compresses and denies the rights of the entire Palestinian people and indefinitely prolongs the conditions of instability of the whole area. On the other hand, the suspension of the extension of sovereignty over a large part of the illegally occupied territory is not changing the expansion activities on the ground nor the decision of the current Israeli government to extend full sovereignty over it, as the Prime Minister immediately specified. Netanyahu, but simply postpones its application.

We therefore believe that Italy and the whole of Europe cannot limit themselves to declarations of hope, or worse, of applause, but must commit all their political, moral and also economic and commercial weight to enforce respect for the rights of peoples and the achievement of a peace that satisfies these rights and not acquiesce to the status quo of occupation and annexation.

As Italian citizens, attentive to the events of the Palestinian people, we would like to have the possibility of a dialogue with you to ask for concrete positions aimed at putting an end to discrimination, to arbitrators and often to real persecutions to the detriment of the people. Palestinian. We are proposing a similar action together with the other Associations for Palestine that make up the European Coordination, in the other European countries and at the community institutions, while similar initiatives are being undertaken at an international level by numerous Jewish associations.

Waiting for your reply, which we hope will be accompanied by a date for an online appointment, we send cordial greetings

NWRG-onlus– Presidente Prof. Paola Manduca, tel 3472540531,  newweapons@libero.it ; newweapons@pec.libero.it 

Associazione giuristi democratici

Associazione Oltre il Mare

Parallelo Palestina

Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Trieste

Salaam Ragazzi dell’Olivo-Milano

  

  1. https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/accordo-di-normalizzazione-delle-relazioni-fra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html

  2. Article 13 of the Universal Declaration of Human Rightshttps://www.un.org/en/udhrbook/pdf/udhr_booklet_en_web.pdf
  3. Richard Falk’s report – Gaza 2009: the blockade constitutes a war crime of great magnitude *** UN-Truth 2010
  4. https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session44/Documents/A_HRC_44_60.pdf
  5. ESCWA report 2017- https://www.unescwa.org/publications/annual-report-2017
  6. Article II of the International Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid (1973)- https://treaties.un.org/doc/publication/unts/volume%201015/volume-1015-i-14861-english.pdf
  7. Charter of the United Nations (1945), the Universal Declaration ofHuman Rights (1948)- Charter  https://www.un.org/en/sections/un-charter/un-charter-full-text/, and the International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination (1965)- https://www.ohchr.org/en/professionalinterest/pages/cerd.aspx

Disturbing medical findings in warrelated traumatic amputation patients: a clinical descriptive study from Gaza

Objectives
The aim of this study was to explore possible long- term negative health effects of injuries sustained by modern weaponry.

Setting
The study was conducted in Gaza’s main hospital, Al- Shifa Hospital.

Participants
During the last 10 to 15 years, thousands of civilian Palestinians in Gaza have survived numerous military incursions, but with war- related traumatic injuries caused by explosive weapons. It is unclear to which extent the injuries sustained by such modern weaponry may increase survivors’ risks of negative long- term health effects and serious illness. We have reported mechanisms and severity of injury, demographics and psychosocial status among 254 Palestinian patients in Gaza with war- related extremity amputations. Among the same amputees, subgroups of patients presented a variety of alarming symptoms and findings. 94 patients received further diagnostic clinical exploration, radiology imaging and clinical chemistry laboratory tests at the main clinical centre in Gaza, the Al- Shifa Hospital. Results Nine out of ten of the referred patients were young (median 31.5 years) males (88/94, 92.6%). Ultrasound imaging revealed that 19 of 90 patients (20%) had fatty liver infiltration, 3 patients had lung nodules and 10 patients had lung atelectasis on chest CT. Twelve had remaining shrapnel(s) in the chest, five patients had shrapnel(s) in the abdomen and one in the scrotum. We found shrapnel(s) in the amputation stumps of 26 patient’s amputated limbs, while 8 patients had shrapnel in the non- amputated limb. Three patients had liver lesions. Nineteen patients had elevated liver enzymes, 32 patients had elevated erythrocyte sedimentation rate and 12 were anaemic. Two patients tested positive for hepatitis C virus and three were positive for hepatitis B virus (HBV). One of the 19 patients with fatty liver tested positive for HBV. Two of the patients with fatty liver infiltration had elevated glycatedhaemoglobin levels and confirmed diabetes mellitus type II.

Conclusion
Nearly half (44, 8%) had remaining metal fragments from explosives of unknown composition harboured in various parts of their bodies. All patients identified with lesions and nodules are being followed up locally. As of now, we cannot anticipate the long- term health consequences of living with metal residuals from modern explosive weapons embedded in body organs and tissue.

 

Here the full text of the study

Letter from European researchers and academics concerning Israel’s participation in Horizon Europe

As both professionals directly involved in research and members of civil society, we appeal to the EU to mobilize all diplomatic means to pressure Israel to comply with International Law. The move to unilateral annexation is the decisive act of defiance that should be met with sanctions, not with words. In the face of the imminent threat of annexation that would formally establish Israeli sovereignty over stolen territories, we reiterate that the EU should exclude Israel from EU Research Programmes, suspend the EU-Israel Association Agreement and implement a comprehensive arms embargo against Israel. Exclusion of Israel and Israeli companies accused of war crimes from the research programmes is the absolute minimum needed as a first measure against Israel’s’ violations of international law. As the exclusion of a country from EU Research Programmes does not require a unanimous decision of the European Council and falls under the responsibility of the European Commission and the Parliament, we urgently appeal to you to uphold justice by implementing this first step which is within your power.

Read the complete text of the letter

Ferma l’uso di droni israeliani contro i migranti

La petizione

A: La commissaria europea Adina Valean, commissario europeo Virginijus Sinkevicius, commissario europeo Yiva Johansson

Egregio Signore/a,

A partire dal novembre 2018, l’EMSA (Agenzia Europea per la sicurezza marittima), tramite la società portoghese CeiiA, ha noleggiato due droni Hermes 900, i cosiddetti “droni killer”, prodotti dalla maggiore industria bellica israeliana, la Elbit System. Secondo quanto prevede il contratto di leasing della durata di due anni per un valore di 59 milioni di euro, questi droni vengono principalmente utilizzati in applicazione delle politiche dell’UE relative alla repressione dell’immigrazione. Gli esperti condannano questo passaggio ad un controllo di tipo aereo come una mossa che elimina qualsiasi responsabilità nel salvataggio delle vite umane. Ciò che è peggio, è che i droni killer della Elbit aiutano Frontex e le autorità nazionali della Grecia, paese in cui migranti e rifugiati sono stati attaccati in mare con dei proiettili veri.

La Elbit System sviluppa i suoi droni assieme all’esercito israeliano e promuove la propria tecnologia come testata sul campo, cioè sul popolo palestinese. La Elbit fornisce l’85% dei droni utilizzati da Israele nei suoi ripetuti attacchi militari e nell’ininterrotto e disumano assedio su Gaza. I droni Hermes sono stati usati per uccidere i quattro bambini che giocavano in spiaggia nel corso dell’attacco israeliano su Gaza del 2014.

Questi droni sono in grado di uccidere ma non sono in grado di salvare delle vite.

Chiedo dunque:

  • Che EMSA smetta di utilizzare questi droni e che il contratto di noleggio stipulato tra EMSA ed Elbit non venga più rinnovato
  • Che nostre autorità nazionali non richiedano l’utilizzo di questi droni nel loro spazio aereo
  • Che l’Unione Europea non spenda i soldi dell’erario pubblico per finanziare l’industria militare israeliana; che utilizzi invece i propri fondi non per la militarizzazione dei confini e del mare, ma per la protezione dei diritti umani di tutti.

Firma la petizione

Palestinian Grassroots Anti-apartheid Wall Campaign

Sanctions ahead: Palestinian civil society issues united call
Palestinian civil society unites in a call for immediate and targeted sanctions as countermeasures to Israel’s ongoing de facto and impending de jure annexation of large parts of the West Bank. As Israeli apartheid is finalizing its Bantustan project, aimed at encaging those Palestinians that have not been expelled from their homeland, it is time to act for states and the United Nations. Please read here the full call.

Read the full text here

 

Appello per Eyad

Israele non darà a Eyad Al-Hallaq e alle migliaia di palestinesi uccisi a sangue freddo la giustizia che meritano.

La nostra richiesta: la Corte penale internazionale deve indagare su questi crimini e ritenere responsabili Israele e gli individui.

Firma questa petizione in modo che possiamo aggiungere il tuo nome a una lettera al procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, che richiede indagini e responsabilità legittime.

Eyad era un palestinese con autismo che frequentava un centro per i bisogni speciali a Gerusalemme. Lungo la strada lì una mattina, la polizia israeliana lo ha ucciso con tre colpi al centro del suo corpo da vicino. La tutrice di Eyad, Warda, ha supplicato per la sua vita e ha gridato alla polizia in ebraico e in arabo che si trattava di una persona con disabilità.

Ma la polizia israeliana non l’ha ascoltata ed ha eseguito comunque. Eyad è morto un deposito di rifiuti a cielo aperto terrorizzato e confuso per quello che stava succedendo.

Perché è successo?

È stato assassinato perché è palestinese. È stato profilato dalla polizia israeliana. Pensavano che avesse un’arma, anche se le sue mani erano vuote e determinato che era un terrorista perché aveva i guanti.

Migliaia di palestinesi hanno perso la vita a causa di un sistema che disumanizza e li svaluta. Israele ha ripetutamente mancato nel condannare e ritenere responsabili coloro che commettono questi crimini. La giustizia non è offerta ai palestinesi.

Le forze israeliane continuano a comportarsi impunemente e prendere la vita palestinese.

Dobbiamo unirci per chiedere giustizia perché Israele non la assicurerà. Facciamo sentire la nostra voce collettiva.

Firma la petizione in modo che possiamo sollecitare il Tribunale penale internazionale ad agire e dare a Eyad e migliaia di palestinesi la giustizia che meritano.

English: https://secure.everyaction.com/AMed5_6g90KOYwuC3T2Krg2
French: https://secure.everyaction.com/UmXxqC12q0KJpU_ldYgISA2
Spanish: https://secure.everyaction.com/wezuWZcufkyVd0v36COQMw2

Lettera aperta al ministro degli Esteri Luigi Di Maio

“Chiediamo quindi al Ministro di usare rapidamente tutto il peso dell’influenza internazionale del nostro Paese per spingere i ministri degli affari esteri dell’UE a operare per la revoca del blocco, trattandosi ora letteralmente di una questione di vita o di morte. Come ha affermato il dottor Mike Ryan, direttore esecutivo del Programma per le emergenze sanitarie dell’OMS, è necessaria solidarietà globale per combattere la pandemia, siamo “forti solo quanto lo è l’anello più debole” e “nessuno di noi è al sicuro finché non siamo tutti al sicuro“.

Leggi il testo della lettera completa

Lettera aperta all’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri Josep Borrell

Chiediamo all’UE e ai governi europei di:

➢ Utilizzare immediatamente tutte le misure economiche e politiche, comprese le sanzioni e le misure di ritorsione previste dal diritto internazionale, per fare pressione sul governo israeliano affinché ponga fine all’assedio di Gaza;

➢ Garantire, in stretto contatto con i ministri della salute di Gaza e Cisgiordania, la consegna diretta alle autorità sanitarie locali di adeguate spedizioni di forniture mediche e sanitarie necessarie per l’individuazione del Coronavirus e per la gestione delle persone colpite, nonché gli articoli necessari per la prevenzione della sua diffusione nella comunità e negli ospedali locali;

➢ Consentire a coloro che non possono essere curati a Gaza di raggiungere senza problemi altri ospedali.

Leggi il testo della lettera completa

Ue-Israele, un caso di complicità

I fondi per la ricerca UE sono stati una importantissima fonte di finanziamento per accademici, aziende, e istituzioni statali, e tra loro una quantità di aziende del militare e di quelle coinvolte negli illegali insediamenti di Israele. Sebbene Israele non sia un paese UE, dal 1995 richiedenti israeliani hanno potuto avere accesso a fondi UE per la ricerca sulle stesse basi degli Stati membri attraverso l’accordo di associazione UE-Israele.

Per molti anni la società civile europea e palestinese insieme ad organizzazioni per I diritti umani hanno manifestato la preoccupazione circa il fatto che I soldi dei contribuenti UE andassero ad aziende e istituzioni israeliane accusate di crimini di guerra e coinvolte in violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani.

L’Unione Europea per anni ha espresso grande preoccupazione e condanne relativamente alle esecuzioni mirate e alle colonie illegali – e dunque dovrebbero essere finanziate aziende che appoggiano queste attività illegali?

Leggi la denuncia completa dell’Eccp (European Coordination of Committees and Associations for Palestine)